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Creatività collettiva

Mi piacerebbe raccogliere le vostre impressioni sull’utilizzo massiccio dei telefonini (soprattutto l’iPhone, ma naturalmente, e non sono oramai pochi, anche quelli con OS Android ed altri), non per fotografare, ma per scattare immagini ed elaborarle con applicazioni “dedicate” come Instagram o Hipstamatic. Queste applicazioni “donano” un aspetto Lo-Fi, o meglio ancora (è più figo), vintage, il cui presupposto di fondo è dare alle foto scattate l’aspetto di fotografie come si ottenevano da vecchie macchinette a pellicola – generalmente molto economiche e di plastica, esattamente come le loro ottiche. Infatti recita uno dei claim di Hipstamatic: “Digital photography never looked so analog”, lo dichiara apertamente, così come si può leggere da quello di Instagram: “Scegli uno dei tanti magnifici filtri o un effetto sfocatura tilt-shift per dare nuova vita alle tue foto. Trasforma i momenti di tutti i giorni in opere d’arte da condividere con gli amici e la famiglia” – notare l’uso di “nuova vita” e “opera d’arte”.
A stretto contatto con questo aspetto da un paio d’anni sono quindi tornati alla ribalta i progenitori di queste immagini: Holga, Lomo e così via, come la pur più nobile Polaroid.
Comun denominatore: bassa definizione, vignettatura ai bordi immagine, colori generalmente falsati, risultati “antichizzati”.
Si mescola il tutto ed eccoci tornati (o arrivati?) ad un neo-pittorialismo di centenaria memoria!
Risultato: praticamente impossibile riconoscere la mano dell’autore.
Inconscio collettivo junghiano? Creatività collettiva?
Non mi dilungo per lasciare spazio alle vostre opinioni.
p.s. allego un’opera d’arte scattata con il mio cellulare Android e “Retro Camera”, app scaricata oggi per vedere se anch’io fossi in grado di creare un’opera d’arte fotografandomi le gambe!

13 thoughts on “Creatività collettiva”

  1. Premesso che questo è per me un mondo sconosciuto (nel senso che non ho un telefonino con quelle diavolerie), sono convinto che in tutto ciò non ci sia niente di buono.
    Pochi giorni fa ho visto in una mostra una fotografia digitale con ben visibili i bordi di un ipotetico rullino; molto spesso vedo su internet foto digitali circondate dal tipico bordo bianco delle polaroid; per non parlare delle foto postprodotte in stile Lomo, ovviamente utilizzando un'azione preimpostata di Photoshop scaricata dal web; idem per il cross processing. Ma questo abuso di effetti creativi non si limita alla "rincorsa al passato", basta vedere quante gente applica devastanti effetti pop art alle proprie immagini, o quante persone hanno copiato lo stile grafico della campagna elettorale di Obama. A mio parere tutto ruota attorno ad un concetto: le foto non sono abbastanza belle e si cerca di renderle interessanti attirando l'attenzione sull'effetto.
    Siccome però mi piace sempre inserire un "ma" nei miei commenti, mi chiedo anche se lo stesso discorso non possa essere applicato al bianco e nero: nell'800 le foto erano vignettate perché gli obiettivi non permettevano altro, oggi gli obiettivi vignettano molto meno e critichiamo chi ripropone pesantemente tale effetto; prima (non ricordo quando è stato introdotto il colore) si scattava in bianco e nero perché le pellicole a colori non esistevano, eppure è ricercatissimo anche oggi e, al contrario degli effetti di cui sopra, nessuno di noi critica tale scelta. Forse, alla fine della fiera, l'unica cosa che conta è la consapevolezza di ciò che si sta facendo.

  2. Mettendo subito da parte qualunque pretesa di indagine sociologica e limitandomi a qualche semplice constatazione che si regge su dati meramente empirici e su mie personali convinzioni, credo che il fenomeno denunciato da Francesco lo si possa rilegare a semplici trovate di marketing, che con la fotografia hanno davvero poco in comune. Le numerosissime applicazioni che permettono operazioni di questo tipo non credo si preoccupino di garantire nuove possibilità a quei (pochi) fotografi che abbiano deciso di cimentarsi con questo nuovo apparecchio fotografico (ammettendo che i dispositivi cellulari possano così essere intensi, un'altra questione), piuttosto rispondono ad una precisa esigenza di mercato: offrire un prodotto sempre più cool, che ti garantisca sempre più "libertà" e possibilità in questo campo e che nello stesso tempo si riveli intuitivo e facile da utilizzare. In linea con la maggior parte delle applicazioni versione-telefonino infatti, anche i programmi di (post)produzione fotografica devo piegarsi ad esigenze di riduzione e di semplificazione, che nella maggior parte dei casi si traduce in sterilità. Le innumerevoli opzioni (colori falsati, distorsioni, effetti pop-art, bordi, etc..) hanno la sola funzione di rendere diverse le solite immagini, che con queste correzioni hanno qualche possibilità in più di emergere dalla realtà per(/da) cui vengono create: facebook, o comunque il web in generale. Mi auguro che nessuno creda di aver realizzato una foto polaroid solo perché, dopo aver scattato un'immagine abbia poi applicato il bordo bianco tipico delle polaroid. Intendo dire, questi strumenti non permettono di esprimersi come se lo stessimo facendo realmente con degli apparecchi originali (nel mio esempio, con una polaroid), semplicemente rubano le caratteristiche più immediate e superficiali che li contraddistinguono (il celebre bordino bianco), svuotandoli completamente di ogni possibile significato e sacrificandoli spudoratamente ai soli fini commerciali (anche tu puoi far foto (in stile) polaroid, e più velocemente, per giunta).
    La consapevolezza di ciò che si sta facendo, di cui parla Alessandro in chiusura del suo intervento, non so fino a che punto possa salvare questi mezzucci, che, ripeto, con la fotografia secondo me hanno davvero poco da spartire.

  3. Personalissima opinione da semiprofano: da quando alcuni conoscenti si sono fatti prendere dalla moda della lomografia, ho notato un loro avvicinamento alla materia. Dallo "scattare senza pensare" al pensare di scattare. C'è chi riesce a comprendere i limiti della macchinetta plasticosa e della fotocamera del proprio iphone, con conseguente ricerca di un modo più personale di fotografare (realizzare che qualunque possessore di cellulare con fotocamera puó fare foto stilose ti induce a superare l'ostacolo). Perciò dico che non tutti i mali vengon per nuocere, e se scattare col cellulare o con un giocattolo vignettante può "inflazionare il titolo", d'altra parte è un canale indiretto di avvicinamento alla Fotografia vera e propria.

  4. Premetto e ribadirò mille volte che io sono sempre per la massima diffusione del mezzo e non sono per una fotografia “alta” ed una “bassa”. La “democratizzazione” del mezzo però sembra non portare ai risultati sperati. Quello che ora si vive con la fotografia, lo si è vissuto da una dozzina di anni a questa parte con il prodotto filmico (cortometraggio, lungometraggio, videoclip, etc.). Le telecamere digitali ed il computer, la possibilità quindi, finalmente a portata di tutti, di realizzare un cortometraggio hanno reso possibile un espandersi della base (pensate al pizzaiolo che stende la massa), ma che ha portato con sè, verso il basso, appiattito, i picchi di creatività. Questo ha avuto pesantissime ripercussioni, e ha fatto dimenticare che un prodotto filmico nasce in primo luogo dalla scrittura, non dal poter girare (così come una fotografia dovrebbe nascere quantomeno da un’emozione, non dal poter scattare). Poi, la complessità del mezzo operava una seconda scrematura. Il risultato (basta andare a cinema) credo sia sotto gli occhi di tutti (naturalmente questo non esclude una serie di complesse concause), tutto questo, quindi, nonostante l’aumento smisurato di video “artisti”.
    Tornando alla fotografia.
    Ben venga tutto quello che avvicina, e se una su mille di queste persone un giorno deciderà di entrare in una camera oscura o gestire tempi diaframmi e focali, in fondo sarà una vittoria. Ma quanta genuinità in più avevano le foto scattate in vacanza, agli e con gli amici, alla ragazza ai familiari, sino a tutti gli anni ’90 e oltre? Un candore, una genuina ingenuità, che donava “valore” e “personalità” a tutti quegli scatti. E’ realmente mortificante vedere sui social network una miriade di Tizio e Caio “photographer”. Il problema non è quello che si fa, ma lo spirito con cui si fa (l’intenzione è già un passo successivo). Prima potevo distinguere le foto di Caio da quelle di Tizio, perchè era un po’ più bravino, perchè era emotivamente più coinvolto in quello che fotografava, perchè prediligeva questo o quel soggetto o perchè era oggettivamente orribili! Ora godiamoci questa bella marmellata! Non è il mezzo in sè criticabile ma l’appiattimento del risultato che comporta ed ho purtroppo paura che anche il nuovo diffondersi di Lomo e Polaroid (quindi il ritorno alla pellicola) sia solo perchè è ancora più figo ed ancora più cool dell’iPhone con Instagram.
    Il modo personale di fotografare è nei nostri occhi e quello a cui sono collegati (avanti e dietro), non ad un una macchina o ad un preset.
    C’è quindi da sperare (Soshito Nakagata) che l’avvicinamento alla materia preluda anche alla voglia di plasmarla.
    E se, riprendendo Nicola Curzio, è solo il mercato (che già aveva accelerato in tempi rapidissimi e senza che ci fossero delle reali motivazioni alla base, il naturale passaggio dalla pellicola al digitale), che spinge in questa direzione, non siamo che un branco di pecore che si meritano questo “Pastore”.

  5. "Non è il mezzo in sè criticabile ma l’appiattimento del risultato che comporta ed ho purtroppo paura che anche il nuovo diffondersi di Lomo e Polaroid (quindi il ritorno alla pellicola) sia solo perchè è ancora più figo ed ancora più cool dell’iPhone con Instagram."
    credo che francesco abbia centrato un concetto fondamentale, potrei non aggiungere altro. credo nell'immagine, nella sensibilità di chi guarda "a cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare (f.pessoa)",il resto è qualità e tecnica che è parte fondamentale della fotografia ma è parte.
    troppo spesso osservo "sprechi" di tecnica e qualità ma mi sembrano che facciano parte del campo semantico della masturbazione.

  6. Sono contento che abbia scritto Adele, perchè è una delle poche persone che ha usato l’iPhone ed Instagram semplicemente per sbloccarsi e sentirsi libera in un momento in cui la tecnica e l’ingombro di una vecchia reflex digitale la irrigidivano. La versatilità e la maneggevolezza offerta dall’iPhone nel poter dare uno sguardo su di sè, nel potersi guardare, sono state l’avvio di una scoperta di una parte profonda che probabilmente stentava ad essere riconosciuta da lei stessa, magari coperta dagli stereotipi della “bella fotografia”. Ma è proprio quella strana alchimia tra parte ludica e sensibilità libera data a sè stessa dall’idea che non stesse fotografando, ma “cazzeggiando” con l’iPhone che ha permesso un approccio maggiormente libero verso il fotografare.
    A questo link ci sono le fotografie di cui parlo:
    http://www.scuolacamerachiara.com/immagini/corsi_2010_2011/base/adele/adele.html
    Ora naturalmente aspetto di vedere come e quanto questo “sblocco” si riverserà nelle sue produzioni future con l’utilizzo di una reflex semiprofessionale di cui con sacrificio si è dotata.
    Questo per dire che tutto può servire, purchè ci si renda conto di come, cosa, quando e perchè lo si sta facendo.

  7. Parlo da profanissima. Premetto che conosco giusto la Polaroid!
    Una tecnica e un mezzo sono inermi e neutrali, non hanno nessuna connotazione, stanno lì alla mercé di chi li utilizzerà. Sono come una qualunque scoperta scientifica, pensiamo alla clonazione: puoi usarla per salvare le vite delle persone o per creare un esercito di mostri di Frankenstein per conquistare il mondo. Tutto dipende da chi usa questo mezzo.
    Racconto una cosa. Sono reduce da una chiacchierata con un "banale matrimonialista" a cui è capitato un fatto curioso. Un signore gli ha chiesto di traferire su DVD un filmato di un matrimonio, ripreso con l'iPhone; peccato che avesse girato tutto il filmato con lo strumento al contrario, risultando una festa a testa in giù, e pare sia impossibile raddrizzarlo. Questa è la situazione generale, dobbiamo partire da qui per capire che certi "aiuti" sono fatti per semplificare la vita delle persone, magari per dare loro un senso (e direi che è il caso di mettere un qualche segnale, possibilmente acustico, che dica che l'iPhone è dritto!). Si sente artista se mette la vignettatura? E facciamolo sentire tale con la nonna, la cugina e l'amico, tanto sappiamo bene quale sarà l'utilizzo della foto così prodotta, che non sarà mai stampata, altro dettaglio non trascurabile. E' solo un gioco grafico senza uno sbocco effettivo oppure un aiuto per il fai-da-te. La gente dice "che bravo! su Facebook… e quindi? Devo pensare all'invidia…?

    Mi è piaciuto il discorso sulle vecchie foto, prima che il digitale diventasse comune e a buon mercato: erano "solo" foto ricordo, magari con errori tecnici terribili (per voi non profani, che a volte siete di una pesantezza abissale: è una foto ricordo! Non rompete!), ma erano "pensate", inquadrate anche decentemente e avevano un valore, anche se solo affettivo. E se non erano foto ricordo erano pur sempre un tentativo d'espressione, perché, cari miei, lo sviluppo e la stampa si pagavano! Non si scattava a caso, come ora, e papà non ti dava certo in mano la macchina fotografica, che assumeva un valore sacrale, di "cosa da grandi".
    Chiaramente lo slogan di certi prodotti è fuorviante. "Creare opere d'arte" a me fa pensare a quelle macchinette che trovi nelle sale giochi, dove partendo da una foto la si rende in stile disegno… e lì si metteva in mezzo il tratto di Leonardo da Vinci, mica Pop Art!
    Io non mi preoccupo, sinceramente, perché c'è sempre un punto in cui questi "artisti" si fermano ed è quando si deve concretizzare l'opera d'arte, quando il pixel diventa materia, quando devi stampare e non 13×18 a 20 centesimi. E se qualcuno non si ferma e va, sfidando la sorte, poco male, inviterà gli amici alla mostra.

  8. per quanto "i ferri buoni fanno il maestro", se non sai usarli non ci cavi niente. quindi ben venga questa "volgarizzazione", aumentando la base di fotografi, magari ne esce qualcuno con un talento particolare. tipo magari uno che ha un occhio fantastico per le inquadrature e poi ha difficoltà ad accendere la canon eos 😉

  9. Non sono del tutto convinto che questi software allarghino la "base dei fotografi", al massimo allargano la base di quelli che si ritengono tali.
    Mi spiego meglio: oggigiorno chi non ha una compatta o un telefono con fotocamera? Questo strumento basta e avanza per avvicinarsi alla fotografia, quindi se una persona ha, per seguire il tuo esempio, un talento per l'inquadratura può tranquillamente assecondarlo. Dopo un po' si accorgerà dei limiti del mezzo e comincerà ad interrogarsi su come superarli.
    Se invece già da subito può nascondere quei difetti dietro degli effetti "cool" preimpostati sarà molto più difficile accorgersi che la foto fa schifo.

  10. Alessandro mi ha preceduto, chiarendo un concetto che anch'io avevo voglia di puntualizzare. Leggendo le vostre riflessioni mi sorge il dubbio che non siamo tutti d'accordo sull'argomento su cui è incentrato il post in questione: si discute sull'iPhone (o cellulare che sia) come possibile mezzo fotografico o sulle applicazioni dedicate (Instagram, ad esempio) che ne aumenterebbero le possibilità? Io mi sono riferito alla sola seconda ipotesi, evitando esplicitamente la prima (di conseguenza, se questi software fossero disponibili anche su macchine reflex la mia riflessione non cambierebbe di una virgola). Per riprendere le già citate parole di Francesco, "Non è il mezzo in sè criticabile ma l’appiattimento del risultato che comporta", ecco, io penso che questo appiattimento sia praticamente inevitabile quando si adoperino certe applicazioni. Non ne sono certo la sola causa (la maggior parte delle immagini spazzatura di cui stiamo parlando vengono prodotte da gente che non sa manco cos'è Instagram), ma di certo non aiutano a prendere le distanze da questa anonimia generale (anzi..), semplicemente creano l'illusione di poterlo fare. Come ho già avuto modo di accennare nel mio primo intervento, queste applicazioni non fanno altro che riassumere e semplificare (e dunque, uccidere) alcune opzioni di programmi di postproduzione, in modo tale da garantire all'utente "più artista" non solo la possibilità di scattare velocemente e senza pensare, ma anche di personalizzare il proprio scatto. Diversa, e più ampia, è la questione se sia possibile o meno scattare fotografie che siano degne di questo nome con apparecchi cellulari. Di sicuro, come faceva notare Alessandro e altri prima di lui, questo può rivelarsi uno strumento utile che funga da ponte verso la vera fotografia; ma io non credo che sia del tutto da escludere (non a priori almeno) anche la più ambiziosa teoria per cui anche attraverso questi nuovi mezzi sia possibile arrivare alla Fotografia. Ma questa è un'altra storia, o meglio, un altro post!

  11. Fino a quando uno non si rende conto dei limiti del mezzo è tutto normale. Il vero problema è non accorgersi dei propri limiti, non quelli tecnici che si possono risolvere, ma quelli mentali ed emozionali.
    Qui si sta parlando di creare "opere d'arte" grazie ad un'applicazione e io sono convinta che si possa creare un'opera d'arte anche con una matita e con un foglio, con ritagli di giornale e un po' di colla, addirittura con il didò!
    Una domanda che si può porre è: può una tecnica decidere se quella è un'opera d'arte o no? Io rispondo di no, la tecnica è neutrale, perché tutti abbiamo disegnato, tutti alle medie abbiamo pasticciato con le tempere, non mi pare che siamo diventati tutti artisti! Stessa cosa con la fotocamera dell'iPhone o una compatta: è il cervello che fa la differenza, non il mezzo. E penso sempre che l'appiattimento del risultato sia anche il sintomo di un encefalogramma piatto!
    Io non ho idea di cosa sia Instagram, come altri programmi, applicazioni e compagnia, ma ho una discreta capacità di lettura dell'immagine o, quantomeno, so quanto possano essere pregne di significato, quanto può essere lunga l'elaborazione di un'immagine, so che può non voler dire niente, so che è importante l'inquadramento storico e biografico di chi l'ha creata.
    Io non riesco proprio a preoccuparmi perché sono stati creati programmi che ti fanno sentire "artista" e dai vostri discorsi ho colto troppa importanza data alla tecnica. Forse è solo una mia impressione, ma avete dimenticato troppo la pancia.

  12. Mi affaccio ora per la prima volta su questa discussione. Di cose ne son state dette e trovo complicato, ora, organizzare i pensieri riguardo a tutti i post letti.
    Non è certo un argomento di facile sviluppo e sono contenta che Francesco abbia dato il via a questa discussione, perchè molto spesso ci si focalizza sulla storia della fotografia senza tener conto dei "suoi" sviluppi contemporanei.
    Penso che dall'avvento del digitale siamo stati testimoni di un così veloce susseguirsi di innumerevoli innovazioni (e sconvolgimenti, direi!) tecniche tanto che si è verificato un immenso caos intorno ai concetti stessi di "fotografia", "arte/artista". Per me la fotografia è una: quella che include un consapevole utilizzo del mezzo ed un forte bisogno espressivo.
    Detto questo è quindi inutile aggiungere che i miliardi di "click" destinati a facebook (e varie) non hanno alcuna rilevanza fotografica. Ritengo, invece, che chi ha davvero talento possa farsi notare al di là della tecnica e del mezzo (e sta poi a loro decidere se questi corrispondono al modo più congeniale per esprimere ciò che sono o se vogliono emanciparsi dagli stessi e avvicinarsi alla fotografia nel senso più stretto del termine). In relazione a questo mi tornano in mente le polaroid di Kertész che non possono ritenersi facilmente eguagliabili nonostante la semplicità dell'apparecchio. Il suo sguardo resta ben riconoscibile ed immaginando il contesto in cui le ha scattate (un periodo in cui la fotografia necessitava di un processo di stampa) immagino che la polaroid altro non fosse che un modo molto veloce e semplice per permettere a chiunque di fare foto. Eppure mi pare che nessuno abbia dubbi riguardo all'artisticità delle polaroid di kertész. Quello che voglio dire è che se qualcuno riesce, mediante iphone, compatte, cellulari e apllicazioni varie, a dar concretezza al proprio sguardo e al proprio "io", ben venga. Riguardo poi al discorso dell'emulazione, da parte di queste tecniche, di strumenti più vecchi… non saprei…al di là dell'espediente commerciale(che è indubbio), penso sia l'equivalente dello slittamento tra fotografia analogica e digitale, solo più approssimativo.

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