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Su: Edward Weston. Una retrospettiva

La mostra: “Edward Weston. Una retrospettiva.”  organizzata dalla Fondazione Fotografia di Modena ed in programma dal 14 settembre al 9 dicembre 2012 presso la splendida struttura dell’Ex Ospedale Sant’Agostino, propone, dopo Ansel Adams, un altro grande maestro della fotografia americana.
In un percorso di 110 stampe, alcune stampate dall’autore, alcune stampate dai figli Brett e Cole sotto la sua supervisione e tutte provenienti dal Center for Creative Photography di Tucson e dalla collezione privata di Margaret Weston, emerge tutta l’attenzione e curiosità dell’autore per le forme e per come luce ed ombra possano in qualche modo esaltarle, o riplasmarle. Da questo punto di vista spiccano, tra quelle in mostra, Badpan ed Egg Slicer  del 1930, le serie sulle dune ad Oceano (California), White Radish (1932) il famosissimo Artichoke Halved del 1930 e i suoi nudi. È poi presente una lunga serie di ritratti, genere che insieme al nudo fu il più esplorato da Weston.
Se quella di Adams era in qualche modo una mostra più fruibile, data l’universalità del paesaggio come codice visivo, quella di Weston si presenta in qualche modo più ostica, sia per la curiosità dell’autore, portato ad indagare una gran varietà di soggetti, sia per la dimensione delle stampe. Tutte le stampe infatti, sono a contatto e variano dal 4”x5” (10×13 cm circa) al 8”x10” (20×25 cm circa), ma la stampa a contatto era una delle “regole” di f/64 il gruppo che Weston ed Adams fondarono insieme ad altri fotografi, anche se da Adams, ad esempio, l’ingrandimento fu spesso praticato ed esaltava la finezza di dettaglio e resa tonale permessa dal grande formato.
Certo una mostra ricca sia di pezzi passati alla storia della fotografia ma anche di foto poco conosciute, piena di spunti per chi conosce l’autore e riesce a contestualizzare storicamente le immagini potendo trovarne i punti di svolta della sua carriera, sono infatti presenti un paio di stampe del suo primo periodo pittorialista.
Ma è una mostra, anche di assenze. Mancano le sue famose conchiglie, il suo Pepper No. 30, il più noto, così come il suo nudo più famoso. Mancano, e dispiace, anche le foto sua della svolta verso la straight photography, le immagini realizzate alla Armco Steel in Ohio nel 1922 (anche se ce ne sono di immediatamente successive) come Plaster Works, Los Angeles del 1925.
In conclusione, una mostra assolutamente da vedere per chi ama l’autore o vuole approfondirne il percorso, forse di più difficile fruizione per altri.

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